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martedì 12 maggio 2015

Florence Creativity

- Per curiosare tra mille differenti passioni e cercare la propria
- Per conoscere il mondo della creatività manuale
-  Per frequentare uno dei tanti corsi organizzati 

 

Si è conclusa domenica 10 maggio, alla Fortezza da Basso, la seconda edizione della kermesse fiorentina del hand made: Florence Creativity!


Una vetrina per dare spazio a chi ha voglia di fare nel campo manuale, che mette in evidenza tutto ciò che è unico, lavorato pezzo per pezzo senza l'uso delle ormai scontate macchine.



Il Florence Creativity è un evento fatto per chi di creatività e hand made ci vive e per chi, al contrario, vuole imparare e coltivare un hobby. Naturalmente nulla toglie, il fatto che potrebbe trasformarsi in qualcosa di diverso!

L'evento, durato 3 giorni, ha avuto un'ottima organizzazione ed è stato strutturato non solo per la "passeggiata rilassante" di alcuni curiosi e di chi è già pratico e crea con le mani ma soprattutto per chi ha voluto imparare tramite i differenti corsi tenuti dagli espositori. 
















Tra corsi di cucito, bricolage, pittura su stoffa, bomboniere di pasta di ceramica, bijoux ecc.. abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con uno degli espositori: Laura Ceccherini, 26 anni, dello stand Pane Arte e Fantasia.

Laura, come pensi sia andata la fiera per voi espositori? 

- Gli altri non lo so ma noi siamo contenti e ci siamo trovati molto bene
 

Hai trovato i visitatori interessati?
- Si molto interessati e affascinati.

Abbiamo visto che sono stati organizzati dei corsi, com'è andata?
- I corsi sono andati bene, erano tutti entusiasti soprattutto perché eravamo una grande novità per la fiera
 

Che tipo di target ha avuto la manifestazione?
- Ho visto persone di tutte le età ma soprattutto bambini.

Quali stand interessanti hai visto?
- Gli stand erano tutti interessanti ma, purtroppo, non ho avuto il tempo per vedere tutto per bene.
 

Laura, pensi che questa kermesse sia stata utile a livello pubblicitario per voi "aziende" del hand made? 
- Pensiamo sia stato utile a livello pubblicitario e sicuramente abbiamo avuto molta visibilità, speriamo che ci ricontattino e che si possano aprire nuove strade per altre fiere come questa.




Ringraziando Laura per la disponibilità, aspetteremo le prossime edizioni del Florence Creativity sperando nell'ennesimo successo di queste persone.


 *tutte le foto sono state prese dalla pagina facebook di Florence Creativity.

Elenco espositori:
Arcobaleno
Artoleria
Arteinseta
Arte nuova forma
Atelier delle idee
Ali Ch'ti Bouton
Bergamasco
Bettoni Gabriella
Cabochon Mania
Capricci di lana
Coordinamento tessitori
Country heart
Creattiva
Crochet Firenze
Cucilandia e filomania
Decorando
Risorse future
Dove cadono le stelle
Edizioni lumina
Ferramenta Giovanni
Fili e forme
Filincanto
Filofollia la merceria
Fiorerosso
Fiori di luna
Fuxia Firenze
Futura Premana
Gioie e dolori
Hobby creativi
Idee on line
Il bijoux che vale
Il camino dolce ungherese
Il cavallo a dondolo
Il filo di arianna
Il mondo di pezze
Impronte d'autore
Il risveglio dell'antico
Incartesimi
In joy - il piacere di creare
Yupplacraft
La fioraia pazza
L'ape pazza
Le bontà di Giulia
Le coccole
Le gemme creation Isola d'Ischia
Le petites folies
Le pietre di Mirtilla
Livio bijoux
Lo chalet delle fate
Maggiociondolo
Make your style
Mavi merceria
Mazuvi
Merceria Claretta
Monica Vinci
Morefil
Nik giro in giro
Oggetti e soggetti d'arte
Pachita artigianato
Pane Arte e fantasia
Pavoni by Illimani
Prinart
Scarabocchi 3D
Silvia Logi Artworks
Tosi Antonella
Trisomia 21 Onlus
Tutti a mano Luisa
Valentino vestito di nuovo
I delfini d'argento
Merceria tante idee
Zip e Color
Veronica country life
Studio Gaut




marel







sabato 11 ottobre 2014

Il Maggio: La Melodia di Firenze.

Dopo una stagione con il Maggio Musicale Fiorentino come fotografa, Azzurra Becherini realizza una mostra fotografica a Le Murate (Piazza delle Murate) a Firenze basata sulla sua esperienza.
 Il vernissage della mostra allestita da Valentina Nazionale sarà Giovedì 16 Ottobre, nell'occasione suoneranno il Trio di flauti dolci “Chicas del David” (Lady Johanna Lopez Valencia, Urška Cvetko, Lenka Molčányiová) e prensentato il dvd "Luce sul Maggio - Frammenti storici del Festival". 



La mostra dura fino al 30 ottobre, per chi non conosce Firenze, "Le Murate" sono il vecchio carcere maschile di Firenze per oltre cento anni e prima ancora un ex-monastero. Attualmente è uno spazio rivalutato molto suggestivo, con (bellissime) case popolari, caffè letterari e iniziative culturali.

Intervisto la fotografa Azzurra Becherini sulla sua mostra per capire meglio cosa ha unisce i due mondi musicale e fotografico.
Pensi che Fotografia e Musica sono due arti che possono comunicare? In che maniera?
Vista e Udito sono due dei sensi che assieme comunicano tra loro. Entrambi creano visioni e "melodie", emozionano chi ne fruisce. La loro commistione di arti creano emozioni bellissime.



Quale è l'obiettivo della tua mostra?
La mostra si chiama "Il Maggio: La Melodia di Firenze" e si muove attraverso le immagini dei concerti, degli incontri, degli spettacoli, delle mostre, nei mille luoghi della città. Come fotografa e artista residente del festival, ho cercato di ascoltare, vedere e cogliere questo spirito, questa voce, questa melodia.

Hai avuto l'onore di scattare il grande maestro Riccardo Muti, come è stato?
Bellissimo. Un uomo veramente carismatico. Per me è stato un vero onore di scattare come unica fotografa presente un maestro di quel calibro e conoscerlo è stato davvero interessante.




Quale momento che hai scattato ti ha più emozionato?
Non c'è un momento preciso che mi ha emozionato piu' degli altri. Ogni volta che ho scattato un evento, uno spettacolo, un concerto è stata un emozione speciale diversa e unica. Ogni evento è stato unico, come location, come emozione.

Spiegami meglio.
Quello che più mi ha colpito è stato trovarmi in spazi atipici per la musica, come musei o  gli archivi storici della biblioteca nazionale. Luoghi veramente suggestivi di Firenze e per questo devo ringraziare la sensibilità dell'organizzatore degli eventi attorno al festival Giovanni Vitali.

MG.

mercoledì 30 aprile 2014

Jackson Pollock, la figura della furia


- per la contrapposizione degli stili
- per un Pollock che non conosciamo
- Perché un anniversario va "festeggiato"



Chi pensa ad una mostra di Jackson Pollock, generalmente non immagina opere piccole dove lo spazio e le forme sono contenute, bensì opere di grandi dimensioni, piene di colore, fatte senza cavalletto né pennelli, quelle tele che appoggiate al pavimento lo riempiono e attorno alle quali l'artista gira per "entrarci" ed esprimere tutta la sua forza.
Questo è il Pollock che conosciamo, l'americano che dipinge con la tecnica del dripping (sgocciolatura) utilizzando bastoncini, cazzuole, smalti e impasti materici, l'artista che mette alla base di ogni opera impulso e istinto.



La mostra, a cura di Sergio Risaliti  e Francesca Campana Comparini, è strutturata in due sezioni ed esprime la furia nelle sue forme e nei suoi colori. Quello che vediamo nella suggestiva Sala dei Gigli, però, è il "secondo" Pollock.

Ma per quale logica e per quale motivo questo artista così moderno viene ospitato in un palazzo rinascimentale?
La risposta la troviamo nella sua formazione: Michelangelo!
La mostra, infatti, fa parte di un progetto di iniziative culturali dedicato al 450° anniversario della morte del Buonarroti.

Il "primo" Pollock, quello che pochi conoscono, ha studiato le forme e la "forza" sui corpi disegnati dal Maestro.



Questa selezione di disegni, realizzati da Pollock durante gli anni della formazione presso l’Art Students League di New York e conservati presso il Metropolitan Museum di New York, ci permette di conoscere la mano e lo stile dell'artista, del quale sono famose al pubblico solo le "macchie di colore", prima dell'evoluzione.
La sua preparazione artistica ha una base figurativa che viene abbandonata e sostituita con la tecnica del dripping, dell'antifigurativo e dell'astrattismo nel momento in cui istinto e genio prendono vita nella sua pittura e l'uso della mano diventa uso del corpo al completo.




Le opere esposte non sono molte ma permettono allo spettatore di farsi un'idea del processo evolutivo dell'artista, che venga compreso e apprezzato o meno!

Dove? Firenze, Palazzo Vecchio, fino al 27 luglio 2014.


marel

martedì 18 marzo 2014

QUESTIONI DI FAMIGLIA - Vivere e rappresentare la famiglia oggi

-Per una visione contemporanea del concetto di Famiglia;
-Per uscire dalla mostra con sensazioni nuove;
-Perchè "Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo". Lev Tolstoj. Anna Karenina. 


Artisti: Guy Ben-Ner, Sophie Calle, Jim Campbell, John Clang, Nan Goldin, Courtney Kessel, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Trish Morrissey, Hans Op de Beeck, Chrischa Oswald, Thomas Struth.

La Strozzina, Centro di Cultura Contemporanea di Palazzo Strozzi a Firenze, è una delle realtà espositive più interessanti sull'arte contemporanea in Toscana. Ogni mostra elabora un tema, affidandolo a una serie di artisti che lo interpretano con installazioni, video e fotografie.

La mostra "QUESTIONI DI FAMIGLIA - Vivere e rappresentare la famiglia oggi" inaugurata il 13 Marzo è una riflessione sulle dinamiche parentali, sui suoi lati nascosti, sul "non detto" dei nuclei familiari.

Gli artisti internazionali decostruiscono o amplificano il concetto di famiglia, concentrando il focus sui rapporti, sui problemi, sulle distanze geografiche o psicologiche e affrontando temi non semplici da accettare in ambiti familiari come le separazioni, la morte e il sesso.



Il fotografo tedesco Thomas Struth ritrae le famiglie all'interno delle proprie case nella serie Familienben con la dichiarazione che la "La propria famiglia non è qualcosa che si può scegliere", mentre Hans Op de Beeck decostruisce le famiglie in video fuori fuoco, togliendo tutti i riferimenti culturali e sociologici, vestendo i protagonisti di bianco e inserendo degli "assistenti di produzione" vestiti di nero.


Gli italiani Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini nell'installazione "Ecco il guaio delle famiglie. Come odiosi dottori sapevano esattamente dove facevano male" ricreano un'austera casa con mobili vintage che richiamano un tempo passato e spesso una frattura (sia psicologica che fisica - quella dei piatti sulla tavola). La narrazione avviene in questo caso attraverso un giradischi, un telefono che squilla e una radio, che raccontano momenti autobiografici cupi, confessioni familiari come piccoli frammenti di una buia scenografia.




Più ironica è la visione della fotografa Trish Morrissey, che si sostituisce alle madri nei ritratti di famiglie al mare. Prendendo il posto delle donne come un'intrusa, l'artista ne assume le sembianze con vestiti e acconciature di chi prende il posto e lasciando un velo impercettibile di perplessità negli altri familiari.

Alcune opere spiazzano o infastidiscono chi le guarda, come i video di Chrischa Oswald "Mother Tongue" (giocando sul concetto di "Lingua Madre / Madre Lingua / Lingua della Madre" che ritraggono madre e figlia che si leccano il viso: un gesto di affetto nel regno animale, antigenico nel mondo degli uomini.

Le opere realizzate da John Clang sono piccoli capolavori. Fotografie realizzate con famiglie separate, una parte della famiglia è fisicamente nella propria stanza, l'altra è proiettata su muro via Skype. Un tema molto sentito quella della lontanza geografica/vicinanza comunicativa, attraverso l'uso dei nuovi media.


Una mostra nel complesso che può stupire, mettere ansia o infastidire a seconda del trascorso familiare di chi fruisce l'opera. Ma in fondo creare sensazioni, positive o negativa, non è uno dei compiti fondamentali dell'Arte?

MG.

mercoledì 5 febbraio 2014

Coez - Live al Viper.


- Hip-hop.
- Pop? Elettronica?!?
- La nuova musica italiana.

Se un paio di anni fa mi avessero chiesto "quali saranno i nuovi artisti emergenti interessanti nella scena musicale italiana" avrei risposto: Dente, Brunori Sas e I Gatti Mezzi. Se mi fate la stessa domanda adesso rispondo: Coez.

Coez non è un esordiente; rapper romano con la sua crew Brokenspeakers suona da anni sui palchi della scena hip-hop di tutta Italia. Poi qualcosa in lui cambia, come se l'hip-hop non gli bastasse più, come se cercasse nuove sonorità, nuovi spazi musicali. L'album "Non erano fiori" prodotto da Riccardo Senigallia (già produttore di Tiromancino e Luca Carboni) ne è la conferma.



Reduce da un concerto strapieno all'Atlantico di Roma con tutta la band, Coez si è presentato venerdì 31 gennaio in  formazione minimale, molto hip-hop: un mc e un deejay!

Il pubblico (in particolare quello femminile) conosce bene i brani di Coez, anche se non passano in airplay dalle radio nazionali. Dai pezzi più lenti come "Ali sporche" e "Lontana da me" a "Hangover" e "Invece No" che fanno saltare il pubblico, i ragazzi ballano, cantano e lo chiamano "SILVANOOO!". Sintomo che a volte youtube, spotify e qualche passaggio su MTV funzionano molto più delle blasonate major.




La sala non pienissima e il clima un po' minimale fanno si che il concerto non sia quella botta di energia che meriterebbe di avere. Coez rappa con stile e canta con altrettanta forza. Le parole dei suoi pezzi parlano di storie d'amore finite, di solitudine, di bicchieri pieni e svuotati ("E invece no" è la "Reahab" di Amy Winehouse in versione italiana) e sono scelte, sempre, molto accuratamente. La stoffa dell'artista c'è, forse ci vuole uno show più costruito a tavolino. Come per Brunori? ne riparliamo presto!



MG

sabato 26 gennaio 2013

AMLETO² - Il popolo non ha pane? Diamogli le brioches.


-per assistere ad una favola grottesca
-per ridere
-per l'istrionismo di Timi


La tragedia dell'Amleto è generalmente riconosciuta come il senso stesso del teatro, il simbolo, l'icona quasi sacra, l'alfa e l'omega con la quale ogni bravo attore deve prima o poi fare i conti. Amleto è tormentato e per questo affascinante, simbolo di un dissidio interiore che lo rende ambiguo nei confronti degli altri, ma soprattutto con se stesso, scuro, caratterizzato dal classico abito nero e continuamente perseguitato dai fantasmi della sua famiglia.

Filippo-Amleto-Timi, al teatro della Pergola di Firenze ad inizio gennaio, è invece, protagonista del nostro tempo, un “ragazzino” viziato e annoiato, comico, spiazzante, colorato ma al tempo stesso ambiguo nei suoi gesti e nelle sue parole; è, dunque, elevato a potenza, perchè riesce a coniugare la tragedia, che caratterizza la storia, alla commedia costruita dall'attore umbro.

La scena fissa, il sapiente gioco di luci e le musiche, assolutamente azzeccate e accattivanti, i duetti comici, spesso anche un po' troppo portati all'esasperazione, concorrono a realizzare le fasi della pazzia avanzata del protagonista, conducendoci al commovente monologo finale di Ofelia, bisbigliato tra le braccia di colui che aveva ingannato il suo amore, l'unica ad essere rimasta così come Shakespeare la vuole, eterea, ingenua e innamorata, l'unica che impazzisce sul serio per la più nobile delle cause, l'amore.

 
Nesh

lunedì 7 gennaio 2013

Stagione concertistica a Santa Monaca


- Buona musica lirica con artisti di qualità
- Firenze
- Silvia Di Falco



                              Santa Monaca - Affresco di Pontormo e Bronzino


La Chiesa di Santa Monaca, edificio XV secolo, situata nel centro storico fiorentino, oggi sconsacrata e sede di eventi culturali quali mostre e concerti, ha chiuso il 4 gennaio, la stagione concertistica del 2012 ospitando l'ultimo  concerto lirico eseguito dal soprano Silvia Di Falco accompagnata dal pianista David Boldrini.  

Siciliana di nascita e diplomata nel 2004 all'Istituto Musicale "V. Bellini" di Catania, Di Falco consegue nel 2007 la specializzazione di II livello al Conservatorio "G.B. Martini" di Bologna, si esibisce per importanti associazioni musicali italiane e all'estero, in Spagna, in teatri del New Jersey, della Florida, di Panama, Cairo, Varsavia e Ljubliana.
Attualmente collabora con diverse associazioni toscane esibendosi in concerti come quello del 4 gennaio, spesso accompagnata al pianoforte da David Boldrini, pianista toscano direttore artistico dell'associazione Ramimusicali e vincitore di numerosi concorsi nazionali ed internazionali.






Gli artisti si sono esibiti per un'ora di concerto con vari brani tratti da un repertorio operistico ottocentesco prevalentemente di autori italiani (vedi scaletta in basso).
La voce morbida del soprano Di Falco, che spazia dalla gioia alla drammaticità in base al personaggio interpretato, insieme ad un eccellente accompagnatore e ad una scena accogliente con un'acustica di tutto rispetto, ha reso il concerto coinvolgente e capace di emozionare il pubblico anche fino alle lacrime ottenendo molti applausi e la richiesta di un bis.
Un'ora passata in una cornice minuscola ma incantevole che, speriamo, spronerà un sempre maggiore pubblico a partecipare all'ascolto della buona musica lirica con voci che seguono la strada della Qualità e della Cultura.




Scaletta delle opere interpretate:

- W.A.Mozart "Porgi amor" da Le Nozze di Figaro
-G.Puccini "Quando men vò" da La Bohème
-G.Puccini "Un bel dì vedremo" da Madama Butterfly

-G.Verdi "Preludio da Traviata (piano solo)

-G.Donizetti "Sò anch'io la virtù magica" da Don Pasquale
-G.Verdi "Brindisi" da Traviata
-G.Puccini "Vissi d'arte" da Tosca
-Luigi Arditi "Il bacio"

-G.Verdi Preludio III atto da Traviata (piano solo) 

-G.Verdi "E' strano...Sempre libera" da Traviata

Adesso aspettiamo l'inizio della prossima stagione!


marel


domenica 2 dicembre 2012

L’arte degli anni 30 oltre il Fascismo a Palazzo Strozzi.



-Il futurismo;
-Tutto quello che è oltre al futurismo: Donghi, Sironi, Thayaht e Crali.
-Il design anni 30.


Palazzo Strozzi ha sempre un’attività di mostre molto interessanti, coadiuvate a quelle organizzate al piano inferiore del Palazzo, la cosidetta Strozzina. L’intento di questa mostra è di fare il punto della situazione sugli Anni 30 oltre al futurismo. Molte infatti sono le mostre su questo movimento artistico legato all’epopea Fascista e se pensiamo a quel periodo storico subito si pensa a Futurismo e affini in tutte le forme artistiche. La mostra non vuole negare o nascondere niente di questo movimento, anzi molte opere fanno parte del primo e secondo Futurismo, ma vuole al contrario esaltare quelle “battaglie di stili diversi” che imperversarono in un decennio non semplice (i sentori della guerra, il fascismo), ma artisticamente fervido.



Un periodo storico che aveva i suoi centri artistici nelle città italiane Milano, con Sironi, Martini e Carrà, Firenze con Soffici e Rosai, Roma, divisa tra classicismi e realismi di Donghi (bellissimi i suoi ritratti esposti usata come logo della mostra), Carena, Ceracchini e la Torino di Casorati. Un periodo storico che contrappone al futurismo, il chiarismo e l’arte “degenerata”, contraria al nazismo.



La mostra vuole inoltre mostrare il periodo nei media, nell’inizio delle comunicazioni di massa, della radio appoggiata dal Fascismo (“perché parlava anche a chi non sapeva leggere”) e l’importanza della musica in quel periodo, offrendo anche una retrospettiva sul design italiano con le sedie tubolarie e le lampade “Luminor”.




Il periodo di Fontana scultore (prima dei suoi famosi tagli), di De Chirico, ma anche di “Maramao perché sei morto”, della Venezia delle biennale e della Palermo di Guttuso. Un periodo sicuramente contrastante e su cui molto potremmo discutere, ma sicuramente non un periodo artisticamente morto.

MG.