lunedì 7 gennaio 2013

Stagione concertistica a Santa Monaca


- Buona musica lirica con artisti di qualità
- Firenze
- Silvia Di Falco



                              Santa Monaca - Affresco di Pontormo e Bronzino


La Chiesa di Santa Monaca, edificio XV secolo, situata nel centro storico fiorentino, oggi sconsacrata e sede di eventi culturali quali mostre e concerti, ha chiuso il 4 gennaio, la stagione concertistica del 2012 ospitando l'ultimo  concerto lirico eseguito dal soprano Silvia Di Falco accompagnata dal pianista David Boldrini.  

Siciliana di nascita e diplomata nel 2004 all'Istituto Musicale "V. Bellini" di Catania, Di Falco consegue nel 2007 la specializzazione di II livello al Conservatorio "G.B. Martini" di Bologna, si esibisce per importanti associazioni musicali italiane e all'estero, in Spagna, in teatri del New Jersey, della Florida, di Panama, Cairo, Varsavia e Ljubliana.
Attualmente collabora con diverse associazioni toscane esibendosi in concerti come quello del 4 gennaio, spesso accompagnata al pianoforte da David Boldrini, pianista toscano direttore artistico dell'associazione Ramimusicali e vincitore di numerosi concorsi nazionali ed internazionali.






Gli artisti si sono esibiti per un'ora di concerto con vari brani tratti da un repertorio operistico ottocentesco prevalentemente di autori italiani (vedi scaletta in basso).
La voce morbida del soprano Di Falco, che spazia dalla gioia alla drammaticità in base al personaggio interpretato, insieme ad un eccellente accompagnatore e ad una scena accogliente con un'acustica di tutto rispetto, ha reso il concerto coinvolgente e capace di emozionare il pubblico anche fino alle lacrime ottenendo molti applausi e la richiesta di un bis.
Un'ora passata in una cornice minuscola ma incantevole che, speriamo, spronerà un sempre maggiore pubblico a partecipare all'ascolto della buona musica lirica con voci che seguono la strada della Qualità e della Cultura.




Scaletta delle opere interpretate:

- W.A.Mozart "Porgi amor" da Le Nozze di Figaro
-G.Puccini "Quando men vò" da La Bohème
-G.Puccini "Un bel dì vedremo" da Madama Butterfly

-G.Verdi "Preludio da Traviata (piano solo)

-G.Donizetti "Sò anch'io la virtù magica" da Don Pasquale
-G.Verdi "Brindisi" da Traviata
-G.Puccini "Vissi d'arte" da Tosca
-Luigi Arditi "Il bacio"

-G.Verdi Preludio III atto da Traviata (piano solo) 

-G.Verdi "E' strano...Sempre libera" da Traviata

Adesso aspettiamo l'inizio della prossima stagione!


marel


sabato 5 gennaio 2013

Grazie di Daniel Pennac.

  1. ironia ed intelligenza
  2. che senso ha ringraziare?
  3. ringraziare e ringraziarsi!

Cominciare il nuovo anno con un sonoro “Grazie” lo trovo decisamente di buon auspicio; ecco perché ho deciso di riprendere questo non recentissimo testo di Pennac.
È un libro nato come testo teatrale che “chiede grazie” e riflette in modo ironico ed intelligente su cosa significhi ringraziare coloro che ci circondano.
Il tutto prende vita ricevendo un premio e dovendo, come in ogni occasione più o meno mondana, rivolgersi a chi ci sta di fronte regalando un pensiero. Un pensiero che si traduce in questo testo mai noioso o ridondante come l’elementarità del gesto avrebbe potuto generare.
L’arguzia dell’autore è riuscita a creare un personaggio che lo/ci rappresentasse utilizzando il semplice caos che da sempre fa parte dell’essere umano. Per cui ne emerge una figura a tratti grottesca ma mai banale condita di sottili riflessioni che riportano il lettore a riflessione genuinamente proprie.
Per passare un paio d’ore di lettura intelligente ma leggera.



“Siamo a teatro, noi in platea, lui sul palcoscenico.
Quando si alza il sipario lui è di schiena, in controluce, di fronte a un’altra sala dirimpetto a noi che lo applaude fragorosamente. Lo vediamo profilarsi come un’ombra cinese nell’alone abbagliante dei riflettori e ringraziare l’altra sala che lo acclama.
Grida:
- Grazie!”
Daniel Pennac
Rizzosi.

martedì 1 gennaio 2013

Vita di Pi e altro buon Cinema.


L'epifania tutte le feste porta via? Può darsi... e il cinema? Le feste di Natale rappresentano da sempre un ottimo periodo per le sale cinematografiche, come affluenza di pubblico, ma la qualità, ahimè talvolta scarseggia!
Il duemiladodici però, è stato una piccola eccezione! Se infatti i Natali di De Sica/Parenti ci hanno risparmiato, ok ci sono gli idioti (in confronto a Boldi/De Sica tutto grasso che cola) e De Sica c'è comunque stato, ma... ma la qualità ha battuto colpo, nella stagione natalizia 2012!

Tolto il ritorno di Tolkien con l'Hobbit, che o si ama o si odia, ci sono state buone pellicole sugli schermi cinematografici italiane, almeno tre.

Il primo è un film italiano, Una Famiglia Perfetta, di Paolo Genovese con Sergio Castellitto, Claudia Gerini, Francesca Neri e una fantistica Ilaria Occhini. Un ricco uomo di mezza età (Castellitto) assume per i tre giorni di Natale una compagnia di attori per interpretare un vero e proprio copione familiare. Un film fuori dai canoni italiani (forse perchè è un adattamento a un film spagnolo?), che ritrae un quadro familiare surreale e finto, che può essere molto più vero di una reale famiglia. Ben fatto, mr. Paolo Genovese e complimenti al cast di attori credibili.



Il secondo film può essere considerato un nuovo classico nel suo genere e segna il ritorno di un grande attore e regista: Robert Redford. "La regola del silenzio", questo il titolo del film, narra della fuga di un padre di famiglia e avvocato (Redford) dopo che un giovane reporter (Shia LaBeouf) svela la sua vera identità con uno scoop giornalistico. L'avvocato è stato trent'anni prima un'attivista di un gruppo terroristico contro la guerra in Vietnam. Il film tiene l'attenzione per tutta la sua durata con un confronto tra attori di nuova generazione (Shia LaBeouf e Brit Marling) e quelli di vecchia generazione (Susan Sarandon, Nick Nolte e Robert Redford). Un po' surreale vedere come settantenni danno del filo da torcere al FBI, facendogli fare una brutta figura.



Vita di Pi è il terzo film di questo post, sicuramente il più affascinante dei tre. Tratto dall'omonino libro di Yann Martel, il film narra la storia dell'indiano Pi (dimunitivo di piscina) e del suo incredibile naufragio con una tigre feroce come compagna di scialuppa. Ang Lee usa tutta la tecnologia attualmente disponibile per dipingere le diverse fasi del film, in un mix tra narrativa indiana religiosa (nella prima parte) e scenografie tridimensionali faunesche (nella seconda parte). Spiritualità, racconto, fantasia e karma religiosi si susseguono tra le scene del film, creando un quadro spesso vertiginoso, ma sicuramente poetico.








Buone Feste e Buon Cinema!

MG.

domenica 2 dicembre 2012

L’arte degli anni 30 oltre il Fascismo a Palazzo Strozzi.



-Il futurismo;
-Tutto quello che è oltre al futurismo: Donghi, Sironi, Thayaht e Crali.
-Il design anni 30.


Palazzo Strozzi ha sempre un’attività di mostre molto interessanti, coadiuvate a quelle organizzate al piano inferiore del Palazzo, la cosidetta Strozzina. L’intento di questa mostra è di fare il punto della situazione sugli Anni 30 oltre al futurismo. Molte infatti sono le mostre su questo movimento artistico legato all’epopea Fascista e se pensiamo a quel periodo storico subito si pensa a Futurismo e affini in tutte le forme artistiche. La mostra non vuole negare o nascondere niente di questo movimento, anzi molte opere fanno parte del primo e secondo Futurismo, ma vuole al contrario esaltare quelle “battaglie di stili diversi” che imperversarono in un decennio non semplice (i sentori della guerra, il fascismo), ma artisticamente fervido.



Un periodo storico che aveva i suoi centri artistici nelle città italiane Milano, con Sironi, Martini e Carrà, Firenze con Soffici e Rosai, Roma, divisa tra classicismi e realismi di Donghi (bellissimi i suoi ritratti esposti usata come logo della mostra), Carena, Ceracchini e la Torino di Casorati. Un periodo storico che contrappone al futurismo, il chiarismo e l’arte “degenerata”, contraria al nazismo.



La mostra vuole inoltre mostrare il periodo nei media, nell’inizio delle comunicazioni di massa, della radio appoggiata dal Fascismo (“perché parlava anche a chi non sapeva leggere”) e l’importanza della musica in quel periodo, offrendo anche una retrospettiva sul design italiano con le sedie tubolarie e le lampade “Luminor”.




Il periodo di Fontana scultore (prima dei suoi famosi tagli), di De Chirico, ma anche di “Maramao perché sei morto”, della Venezia delle biennale e della Palermo di Guttuso. Un periodo sicuramente contrastante e su cui molto potremmo discutere, ma sicuramente non un periodo artisticamente morto.

MG.

mercoledì 19 settembre 2012

Cronache di Gerusalemme di Guy Delisle.

-Lo stile minimale e altamente narrativo.
-Farsi un'idea sui territori palestinesi (spesso nelle cronache mediatiche, ma difficilmente riassumibile).
-Leggere un libro di viaggi, storia, bellezze, società e contrasti religiosi.

I libri di Guy Delisle sono dei veri e propri diari a fumetti più che di viaggi, di periodi di vita passati in città quanto meno difficili. Dopo la Pyongyang della dittatura coreana, l'industriale città cinese Shenzem e la cruda Birmania, l'autore canadese racconta in trecento e rotte pagine un anno di vita nei territori Israeliani/Palestinesi.



L'autore parte con i due figli per seguire la moglie impegnata in una ONG, per quello che l'incrocio più caldo di religioni del pianeta: Gerusalemme e i territori circostanti. La città conta presenze mussulmane, ebraiche, cattoliche, cristiane ortodosse e sammaritane! Il suo punto di vista è, come nei libri precedenti, puro e senza idee di partenza, Guy è un osservatore di  "forzate stranezze", quando non sono dei veri e propri soprusi.



Lo sguardo è sempre tra quello tra il turista che visita i luoghi più belli e significativi per le varie religioni (la chiesa della natività, il muro del pianto, la Moschea della Cupola della Roccia, solo per citarne alcuni), alle difficoltà della vita quotidiana (il muro che impedisce l'accesso a parte della città costringendolo a compiere giri pazzeschi, i continui ed estenuanti check point, il traffico cittadino incredibile, le normali persone israeliane che girano armate), fino ad arrivare a dei veri mini racconti di poche pagine senza parole per descrivere con i suoi occhi da occidentale ateo la follia della religione (da quella degli ultra-ortodossi israeliani che prendono a sassate la sua macchina con la famiglia a bordo solo perché viaggia in un loro quartiere di sabato, alla studentessa del suo corso di disegno completamente coperta dal velo che non può disegnare figure umane!).



L'anno trascorso inoltre è il 2008, lo stesso anno dell'attacco di Israele nella striscia di Gaza, la cosiddetta "operazione piombo fuso" (per maggiori informazioni vedere qui). Nelle varie interviste/incontri che ha l'autore con i palestinesi hanno un'unica morale: tutte le azioni belliche e di occupazioni israeliane hanno un effetto opposto, quello di rafforzare Hamas e gli altri gruppi estremisti.



Il libro ha vinto quest'anno il Festival di Angoulême, la narrazione non ha nessuna retorica, non è un trattato storico-poltico, ma scorre in uno stile fluido e minimale, dove le parole sono ridotte al minimo, ma con un risultato narrativo sicuramente efficace. Delisle riesce a suscitare emozioni, ma allo stesso tempo non sbilanciandosi in accuse su alcuni comportamenti dei coloni israeliani e lasciando che sia il lettore a farsi una propria idea e ad esprimere un ssuo commento.

Sul  sito del corriere della sera è pubblicata una preview del libro.

MG.

domenica 16 settembre 2012

A Prato torna la mostra del Fumetto anzi... Prato Comics & Gam... & Play!

-Le copertine originali di Dylan Dog di Angelo Stano.
-Le tavole del Marveliano Simone Bianchi.
-Il coraggio e la follia dei Cosplay!

Dobbiamo dirlo questo settembre Pratese è veramente una sorpresa: piazza Mercatale relegata quasi sempre a piazza parcheggio piena di persone, la palla grossa (che può piacere o meno ma funziona), la festa medievale che ha riempito di persone una zona della piazza quanto meno "buia e solitaria" e... il Prato Comics and Play!




Negli anni '80-90 Prato era un piccolo punto nel panorama geofumettistico italiano, Stefano Bartolomei era riuscito negli anni ad organizzare la "mostra del fumetto" e a portare nomi importanti come Luca Enoch, Hugo Pratt, Will Eisner e Andrea Pazienza. Poi per anni, otto per la precisione, il silenzio fino a quando la manifestazione rinasce con il nuovo nome di Comics & Play che richiama molto la cugina maggiore Lucca. Gli ospiti sono la parte più succulente dell'evento, si va da uno dei maestri storici dell'animazione Made in Italy, Bruno Bozzetto, ad il disegnatore delle copertine (nonché di alcuni albi storici) di Dylan Dog, Angelo Stano, fino ad un disegnatore della "casa delle idee" Marvel l'italiano Simone Bianchi.



L'evento è arricchito dall'associazione Luce Nera che si occupa dei giochi di ruolo dal vivo, dalle sfilate/gare di Cosplay (la parte più pittoresca e allegra) e dagli stand della mostra mercato. Molti affermano che i tre mondi, fumetti/gioco di ruolo/cosplay siano separati e difficilmente mal conciliabili. Il fenomeno cosplay è, si voglia o non si voglia, direttamente discendente dal mondo fumetto (in particolare manga, ma anche comics americani, e cinema). Il terzo, i giochi di ruolo, spesso hanno una location spazio-temporale simile ai fumetti, spesso sono illustrati da disegnatori che sono anche fumettisti e molto più semplicemente hanno un target di pubblico in comune. Io credo che i tre mondi possono convivere, non è un caso che l'evento di Lucca sia esploso a livello di successo di pubblico quando al fumetto si è unito il mondo dei Games e quando hanno ufficializzato il movimento otaku dei cosplay. Un mondo quest'ultimo che gode di una freschezza e forza che forse al fumetto, ahimè, manca. E lo dico con rammarico visto che preferisco di gran lunga l'arte disegnata dei comics al carnevale allegro dei cosplay.



Credo invece che i tre mondi devono crescere in spazi e con manifestazioni più degni di questo nome. La proiezione di un lungometraggio d'animazione candidato all'oscar come "Chico & Rita" non può essere proiettato in una sala laterale minuscola e calda al cinema Terminale. Le splendide tavole di Angelo Stano e Simone Bianchi soffrono in una location come Officina Giovani più adatto ad una manifestazione di teatro Off o concerti che ad una mostra artistica (una parola anche sulle sale nuove prive di pareti a cui attaccare ogni tipo di cornice!) di fumetti.





Insomma gli organizzatori (e la loro cultura) ci sono, i nomi e gli ospiti ci sono, l'entusiasmo (credetemi a officina ce n'era tanto!) c'è, persino il pubblico di appassionati non manca... buona la prima, nuova, edizione, ma facciamo che la seconda abbia il giusto rispetto nei luoghi dove si svolge!

MG.

domenica 5 agosto 2012

La notte dei Gatti@museo Pecci.

-Amarcord Pratese: "m'è morto il gattoooo"
-Paolo Conte in salsa di Caciucco
-La buona nuova musica Italiana, che non passa da X-Factor.

Prime serate d'agosto, caldo, fin troppo sui gradoni dell'anfiteatro del Museo Pecci, cornice dell'evento musicale "La notte dei Gatti". Il gruppo di apertura sono i pratesissimi "Edipo e il suo complesso", gruppo che al vecchio Cencios suonava a mesi alterni (uno si e uno no!) e che commuovono con la loro "with or without you" degli U2 che diventa "M'è morto il gatto!".

Gatti invece molto vivi per Pisa, presenti nel loro quartetto voce, batteria (jazz), piano e contrabbaso.
I gatti mezzi suonano magnificamente in uno stile che va dall'eccentricità di Paolo Conte allo stile gessato di Fred Buscaglione. In puro dialetto pisano (fra vaìni e i ponce) raccontano storie di provincia all'ombra della torre pendente, ma sopratutto... un amore sconfinato per la pesca e il mare!
Se in "Portami a pescare" Tommaso Novi ammette la sua passione contro l'odiosa montagna ("c'è l'inverno d'estate"), "sott'Arno stasera" paragona il loro amore come quello di cee e angullia e "si fa un figliolo e a nuotare gli s'insegnerà", fino alla e la ricetta del più famoso piatto di pesce nella "la zuppa e r cacciucco"!




Sono strani i personaggi di provincia raccontati nel jazz/ragtime pisano: clochard, bulli di periferia (anzi "gallacci"), pigri (era così pigro che lo chiamavano "occhiaia"), pazzi che vedono le balene a Marina di Pisa, fino ai famigerati odiati cugini livornesi! Quelli che "hanno due e spendano dodici!".

Una visione sociologica di realtà tutt'altro che anacronistiche, scatti fotografici che ancora esistono, e che vengono messi in musica dal duo Novi e Bottai e che raggiungono l'apice della pisanità lessicale nel monologo "sur purmà". Micidiale la risposta alla domanda degna della rivista Focus: Lo sai perchè il mare è salato?". La risposta nel video qua sotto.


Artro che "Pisa Merda!".

MG.