mercoledì 30 settembre 2015

Synchronicity

-Per la bellezza di Palazzo Pretorio, dall'ingresso fino alla splendida terrazza;
-Per le opere di arte contemporanea che illustrano la storia di quel periodo;
-Per la collezione permanente del museo civico pratese;




Esiste  attualmente nel mondo delle esposizioni di arte, la tendenza ad associare artisti ed epoche differenti in un'unica mostra o evento. Pochi giorni fa è stata inaugurata una mostra di Palazzo Strozzi, che unisce Van Gogh, Chagall e Fontana: un connubio quanto meno straniante. Sono in questa nuova tendenza rappresentati mondi lontani, opposti o semplicemente differenti che si incontrano o spesso, come nel caso di Syncronicity, si scontrano.

Questo incontro/scontro genera un piacevole contrasto, quando fa parte di un progetto ben preciso e studiato, come nel caso di Jeff Koons a Palazzo Vecchio. 
La statua dorata del ratto di Koons, posizionata in Piazza della Signoria, ben si allinea al David e al Nettuno.  Sarebbe probabilmente stato diverso, se al suo posto fosse stata messa la statua di Lady Gaga, come ha dichiarato di aver pensato l'artista in un'intervista.

Al contrario la mostra Syncronicity, curata da Stefano Pezzato nella bellissima cornice di Palazzo Pretorio a Prato, ha un effetto straniante sul visitatore. Si prova un senso di perdizione e quasi sorpresa nel trovarsi davanti a opere di arte contemporanea posizionate in mezzo alle grandi pale d’altare di Filippino Lippi e Donatello e camminare tra le Madonne rinascimentali imbattendosi in video degli anni '70 in bianco e nero, senza alcuna spiegazione alla relazione che li lega è un'esperienza inutile.

Prato - Palazzo Pretorio

Dal canto suo la mostra ha il pregio di avere opere di indubbio valore: si parte da una "Tavola apparecchiata" di Spoerri, il ritratto di Warhol della Mulas, un "taglio" di Fontana, una Nike di Samotracia di Klein, una Gioconda con i baffi di Duchamp accanto a una di Warhol e una fotografia di ferite della Abramovic. Senza contare le opere esposte normalmente nella collezione permante del museo di Palazzo Pretorio, quadri di inestimabile bellezza artistica.

Lucio Fontana - "Concetto spaziale" 1962

La mostra sembra una ricetta con ingredienti di indubbia qualità, ma che male si mischiano tra di loro, con una mancanza di logica che li unisce. 

Gli artisti in mostra fino al 10 Gennaio 2016 sono: Marina Abramovic, Vito Acconci, Matthew Barney, Vanessa Beecroft, Martha Colburn, Joseph Cornell, Vittorio Corsini, Marcel Duchamp, Sylvie Fleury, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Domenico Gnoli, Dan Graham, Yang Jiechang, Joan Jonas, Yves Klein, Eugenio Miccini, Alberto Moretti, Margherita Morgantin, Maria Mulas, Bruce Nauman, Luigi Ontani, Lucy+Jorge Orta, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, Santiago Sierra, Keith Sonnier, Daniel Spoerri, Johan Van der Keuken, Andy Warhol, Gilberto Zorio.

M.G.

mercoledì 27 maggio 2015

Nessuno si salva da solo

- L'opera della scrittrice Mazzantini messa in scena dal marito regista.
- Un inaspettato vecchioni nella sua prima prova come attore
- Un momento per riflettere sull'incapacità di "crederci davvero"




Dall'omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, con la regia di Sergio Castellitto,  "Nessuno si salva da solo", racconta la storia dell'ennesima famiglia disordinata e "sfasciata"!



"Un Riserva Ducale Oro del 2008" è la frase con la quale comincia tutto.
Il racconto di un amore ardente tra due persone segnate dal rapporto "malato" con i genitori, lei figlia di genitori separati convinta che i figli di genitori separati si separano a loro volta, lui frustrato dalla mancata autostima per le perenni critiche del padre.

Lodevole l'interpretazione degli attori protagonisti, Riccardo Scamarcio (Gaetano) e Jasmine Trinca (Delia), bravi nella rappresentazione del belloccio sbruffone e cinico che promette ciò che poi non mantiene e della donna impostata e piena di se ma, fondamentalmente, insicura.

Il film è un continuo flash back di ricordi, durante una cena al ristorante per decidere le vacanze dei due figli.
I due protagonisti, si ritrovano nel passato ad analizzare la loro vita insieme, dall'amore, dalla passione iniziale ai problemi da affrontare, al tradimento di lui, al disprezzo, al disamore fino alla separazione. 






È uno sfogo di insulti reciproci misti a risate e lacrime tra due persone che, in fondo, sembrano amarsi ancora ma che hanno ferite troppo profonde per risanarsi… o forse no!



"Comprotagonisti" nella scena principale sono una coppia di anziani, interpretati da Roberto Vecchioni e Anna Molina, innamorati come due ragazzini che sono stati capaci di superare, insieme, tante difficoltà non cedendo alle debolezze, alle insoddisfazioni e alle frustrazioni che la vita ha messo loro davanti, cosa ormai troppo spesso, purtroppo, all'ordine del giorno, che, alla fine della serata, si avvicinano al loro tavolo per bere insieme e uscire dal locale.

"Nessuno si salva da solo" è la frase che conclude quella passeggiata a 4 ed è esageratamente reale perché tutti abbiamo bisogno di qualcuno o qualcosa per andare avanti… anche di un sogno!




Il film si conclude con "La sera dei miracoli di Lucio Dalla" … sarà un caso?



marel

martedì 12 maggio 2015

Florence Creativity

- Per curiosare tra mille differenti passioni e cercare la propria
- Per conoscere il mondo della creatività manuale
-  Per frequentare uno dei tanti corsi organizzati 

 

Si è conclusa domenica 10 maggio, alla Fortezza da Basso, la seconda edizione della kermesse fiorentina del hand made: Florence Creativity!


Una vetrina per dare spazio a chi ha voglia di fare nel campo manuale, che mette in evidenza tutto ciò che è unico, lavorato pezzo per pezzo senza l'uso delle ormai scontate macchine.



Il Florence Creativity è un evento fatto per chi di creatività e hand made ci vive e per chi, al contrario, vuole imparare e coltivare un hobby. Naturalmente nulla toglie, il fatto che potrebbe trasformarsi in qualcosa di diverso!

L'evento, durato 3 giorni, ha avuto un'ottima organizzazione ed è stato strutturato non solo per la "passeggiata rilassante" di alcuni curiosi e di chi è già pratico e crea con le mani ma soprattutto per chi ha voluto imparare tramite i differenti corsi tenuti dagli espositori. 
















Tra corsi di cucito, bricolage, pittura su stoffa, bomboniere di pasta di ceramica, bijoux ecc.. abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con uno degli espositori: Laura Ceccherini, 26 anni, dello stand Pane Arte e Fantasia.

Laura, come pensi sia andata la fiera per voi espositori? 

- Gli altri non lo so ma noi siamo contenti e ci siamo trovati molto bene
 

Hai trovato i visitatori interessati?
- Si molto interessati e affascinati.

Abbiamo visto che sono stati organizzati dei corsi, com'è andata?
- I corsi sono andati bene, erano tutti entusiasti soprattutto perché eravamo una grande novità per la fiera
 

Che tipo di target ha avuto la manifestazione?
- Ho visto persone di tutte le età ma soprattutto bambini.

Quali stand interessanti hai visto?
- Gli stand erano tutti interessanti ma, purtroppo, non ho avuto il tempo per vedere tutto per bene.
 

Laura, pensi che questa kermesse sia stata utile a livello pubblicitario per voi "aziende" del hand made? 
- Pensiamo sia stato utile a livello pubblicitario e sicuramente abbiamo avuto molta visibilità, speriamo che ci ricontattino e che si possano aprire nuove strade per altre fiere come questa.




Ringraziando Laura per la disponibilità, aspetteremo le prossime edizioni del Florence Creativity sperando nell'ennesimo successo di queste persone.


 *tutte le foto sono state prese dalla pagina facebook di Florence Creativity.

Elenco espositori:
Arcobaleno
Artoleria
Arteinseta
Arte nuova forma
Atelier delle idee
Ali Ch'ti Bouton
Bergamasco
Bettoni Gabriella
Cabochon Mania
Capricci di lana
Coordinamento tessitori
Country heart
Creattiva
Crochet Firenze
Cucilandia e filomania
Decorando
Risorse future
Dove cadono le stelle
Edizioni lumina
Ferramenta Giovanni
Fili e forme
Filincanto
Filofollia la merceria
Fiorerosso
Fiori di luna
Fuxia Firenze
Futura Premana
Gioie e dolori
Hobby creativi
Idee on line
Il bijoux che vale
Il camino dolce ungherese
Il cavallo a dondolo
Il filo di arianna
Il mondo di pezze
Impronte d'autore
Il risveglio dell'antico
Incartesimi
In joy - il piacere di creare
Yupplacraft
La fioraia pazza
L'ape pazza
Le bontà di Giulia
Le coccole
Le gemme creation Isola d'Ischia
Le petites folies
Le pietre di Mirtilla
Livio bijoux
Lo chalet delle fate
Maggiociondolo
Make your style
Mavi merceria
Mazuvi
Merceria Claretta
Monica Vinci
Morefil
Nik giro in giro
Oggetti e soggetti d'arte
Pachita artigianato
Pane Arte e fantasia
Pavoni by Illimani
Prinart
Scarabocchi 3D
Silvia Logi Artworks
Tosi Antonella
Trisomia 21 Onlus
Tutti a mano Luisa
Valentino vestito di nuovo
I delfini d'argento
Merceria tante idee
Zip e Color
Veronica country life
Studio Gaut




marel







domenica 3 maggio 2015

Kamikaze Number Five

-Per la bravura istrionica di Woody Neri;
-Per l'emozioni fastidiose provocate;
-Per riflettere all'uscita del teatro.





Lo spettacolo di Giuseppe Massa con la regia di Giuseppe Isgrò con Woody Neri è andato in scena al Piccolo Teatro Bolognini di Pistoia il 24 aprile 2015 ed è una prima nazionale.

Woody Neri mette in scena un monologo delle ultime ore di un kamikaze mentre si prepara alla fine. La follia, i ricordi e i racconti del padre, del fratello e della madre si mischiano in un altalenarsi di emozioni. Pazzia, emozioni, gioia, orgoglio e dolore si mescolano senza nessuna sequenza logica apparente.

L'attore, bravissimo nel tenere la parte visionaria e nel cambiare tono registico, mette a nudo (in tutti i sensi) i suoi pensieri, senza far nessun riferimento politico preciso. Nessuno scenario è ben definito, nessuna situazione religiosa, nessun nemico è delineato, solo una parola per loro: Porci!

Allo scenario politico si sostituiscono le emozioni, forza e dolcezza, sofferenza e follia. Il tutto pesante e ruvido come un pugno avvolto nella carta vetrata.

Uno spettacolo sicuramente fastidioso e non rassicurante, una bravura attoriale eccezionale.

MG.

mercoledì 8 aprile 2015

Nonne all'Opera


-Per scoprire, riscoprire o semplicemente vivere il teatro dialettale toscano;
-Per la bravura degli attori.
-Per il fine umanitario delle serate a favore di un'associazione benefica.



  
Il teatro dialettale fiorentino ha origine antica, addirittura ci sono documenti che risalgono a spettacoli teatrali nel 1600. Attualmente è un genere teatrale vivo e vivace, ci sono compagnie teatrali nei circoli, nelle parrocchie e nei teatri di tutta la Toscana che portano sui palchi l'allegria delle commedie in dialetto.

Una di queste è la compagnia teatrale "I Gatti Bigi" di Prato, che ha portato in scena dal 27 al 29 Marzo 2015 "Nonne all'Opera", una commedia in tre atti, al teatro Kolesseum della propria città. Una parte del ricavato delle tre serate è stato devoluto all’Aid Sezione Di Prato (Associazione Italiana Dislessia sezione di Prato).

 
Davanti a un pubblico divertito gli attori hanno interpretato la storia di quattro signore impegnate in volontariato per animali, che ereditano una villa da parte di una contessa. Ben presto le anziane signore si accorgeranno che nella villa la contessa svolgeva un 'attività "ben diversa" rispetto a quella svolta dalle filantrope signore.


Quella di "Nonne all'Opera" è infatti una tipica commedia degli equivoci, consona alla commedia in vernacolo, che basa le sue risate oltre alla simpatia degli attori, sugli scambi e i giochi ambigui di senso delle parole, delle azioni e dei modi di dire.



 
"Nonne all'Opera" è il modo per passare una serata in allegria, in maniera intelligente, dimenticando le "brutture" del mondo e lasciandosi travolgere dalla bravura degli attori. La compagnia Gatti Bigi gira per la Toscana, ma non solo, in passato ha recitato  in Abruzzo e a Monaco di Baviera. Cercateli su Facebook, "Gatti Bigi - Compagnia teatrale" per seguire il divertimento sul palco!

M.G.

lunedì 30 marzo 2015

Noi e la Giulia


­- Per non smettere di (s)drammatizzare sulla criminalità organizzata in Italia
­- Per non porre limiti al surreale, divertendosi
­- Per aprire gli occhi





di Edoardo Leo
con Edoardo Leo, Carlo Buccirosso, Claudio Amendola, Luca Argentero, Anna Foglietta,
Stefano Fresi


Vedere questo film da “italiana residente all’estero”, al festival che a Lisbona organizzano ogni anno di questa stagione, fa proprio uno strano effetto.


In realtà, tutti i film italiani che “ci arrivano” filtrati nonostante l’onnipresenza di internet, fanno un certo effetto dopo vari anni che sei fuori dal Paese.
La storia, come in diverse altre trame di film attuali, vede Fausto, Diego e Claudio, che si autodefiniscono “falliti”, darsi un’ultima chance: lasciare Roma, e aprire un agriturismo in Campania, acquistando e ristrutturando una vecchia masseria pericolante.





Purtroppo non hanno fatto i conti con le “autorità locali”, ovvero i signorotti della camorra che esercitano il potere con più efficacia e presenza delle autorità designate dallo Stato, incluso rilasciare i permessi e la protezione per poter aprire una qualsiasi attività, dietro lauti pagamenti richiesti senza troppe cerimonie.
Alla prima richiesta di “pizzo”, entrano in scena altri due personaggi che influiscono notevolmente nell’apertura dell’agriturismo: sono Sergio ed Elisa, che dànno ai tre soci improvvisati una spinta verso la conclusione dei lavori e infondono loro uno spirito di cooperazione fino a quel momento insperato, poiché i tre ragazzi sono di culture, origini e mentalità diametralmente opposti.




Hanno voce in capitolo anche “gli immigrati”, ovvero una comunità di ghanesi che lavorano nei campi vicini, e che si dimostrano solidali e uniti agli altri nella lotta contro i camorristi, alternandola alla perenne intolleranza e al razzismo cieco di certi italiani, tappandosi le orecchie all’ennesima esclamazione “l’Italia agli italiani!”.



Un film brillante, ottimi i protagonisti come Amendola e Buccirosso, che ci presentano due personaggi sapientemente studiati e caratterizzati.
Edoardo Leo è un attore/regista in costante crescita, lo ricordiamo anche in “Smetto quando voglio” assieme agli altri universitari caduti in disgrazia dopo la laurea che si reinventano pur di sbarcare il lunario.

“Noi e la Giulia” è un altro invito a non temere di reinventarsi. Nonostante la Camorra.

Ilariola

lunedì 9 marzo 2015

Serie televisive: House of Cards.

-Per l'irresistibile cattiveria di Frank Underwood;
-Perchè capire gli intrighi della politica, quella della fiction e quella, ahimè, reale.
-Per la bravura del cast di attori;



Rendere la politica interessante non è semplice.
La politica non è fatta di soluzioni, di bisogni e di doveri morali.
La politica è fatta di burocrazia, di corruzione, di domande inevase e di lassismo. Il non cambiare niente di Gattopardiana memoria.
Però la politica è anche intrighi e passioni, gelosie e sentimenti debolezze umane, ambizioni e pochi scrupoli. E fascino, terribilmente fascino.
Questi sono i pilastri della serie televisiva House of Cards.


Dopo l'elezione del presidente degli Stati Uniti d'America, il deputato democratico Frank Underwood (un sorprendente Kevin Spacey) reclama quello che gli era stato promesso in campagna elettorale, ma viene disilluso dalla nuova amministrazione. Frank cercherà con alleanze e sotterfugi di ottenere il successo politico tanto ambito, senza risparmiare nessun colpo basso (politico e non), per ottenere il suo scopo. Per fare questo il deputato si servirà della moglie Claire (Robin Wright) a capo di una società no-profit ambientalista e la giovane giornalista Zoe Barnes (Kate Mara). Il ruolo dei media, delle lobby industriali/associazioni ecologistiche e ruoli politici sono tre protagonisti dei complotti e delle alleanze (talvolte tradite) della trama di House of Cards.


La serie televisiva è corale: i personaggi sono tutti pezzi molto importanti di una scacchiera dove il re indiscusso è Underwood. Proprio come negli scacchi ci sono pezzi che vengono sacrificati. Il problema è che non è detto che ogni singolo pezzo giochi per il colore del re e che la scacchiera venga più volte ruotata.


House of Cards è prodotta negli USA per il canale online Netflix (proprio come Orange is the New Black) ed è un adattamento di una miniserie televisiva della BBC, a sua volta basata su una serie di romanzi di Micheal Dobbs, in passato consigliere della Thatcher. I romanzi infatti parlano del partito conservatore britannico e non del partito democratico americano. Tra i fan più famosi ci sono Barack Obama che ha detto che vorrebbe il cinico protagonista nella sua squadra di governo per la velocità di azione di Spacey/Underwood e il nostro primo ministro Matteo Renzi. Quando Dobbs ha saputo che Renzi era un fan della serie tanto da proporla alla scuola di politica del PD come case study, Dobbs gli ha regalato una copia del libro dicendo che non è un manuale di istruzioni.

Non sarà un manuale di istruzioni come dice il suo creatore, però seguendo la trama non sempre semplice (parliamo sempre dell'ostica e burocratica politica americana) di House of Cards e in particolar modo seguendo l'ego smisurato e cinico di Kevin Spacey (bravissimo quando parla con gli spettatori spiegando quali sono i veri pensieri con piccoli monumentali monologhi) si riesce a capire un po' meglio il nostro fiorentino capo dello stato, le sue mosse e i suoi giochi di potere.

State sereni, Frank Underwood è solo fiction.




MG.